“I embrace my desire to
feel the rhythm, to feel connected
enough to step aside and weep like a widow
to feel inspired, to fathom the power,
to witness the beauty, to bathe in the fountain,
to swing on the spiral
of our divinity and still be a human.”
— Lateralus

youmustbetheplace:

"E’ tutto molto bello" mi hai detto, poi ha iniziato a piovere e noi eravamo lì sotto a scambiarci braccialetti e racconti che suonavano come leggende metropolitane, invece erano solo vite arrugginite da tirare fuori alla meno peggio e maneggiare con cura per non farci troppo male.

E sì,…

io piango però ora.
cazzo

youmustbetheplace

A. questa sera mi ha salvato il culo, mimetizzandosi tra una madre e una sorella maggiore, coi suoi capelli candidi che si farebbero perdonare tutto, e l’amore negli occhi.
A districarmi tra paranoie e schemi, rotture e inizi, strade milanesi sconosciute, storie lontane che riecheggiano, a liberarmi, a capire, a non capire.
lei è una certezza estemporanea, e per questo più vera, perché come duce l’odiato vb, “nel disastro il futuro era sempre lì a sorriderci”.

“nel naufragio trovo il mare, trovo il mare
nel naufragio c’è l’amore”
— io?drama

aliceramone:

" e ti accorgi che nel disastro, il futuro era sempre lì a sorriderci "

autodidattaesistenziale:

Pensa poco e ridi scemo che la vita è un baleno
Ridi scemo e bacia tutti, prima o poi son tutti morti
Ridi scemo e di gusto che sei nel paese giusto
Ridi pazzo e piangi forte.

hello-drew-elizabeth:

They practically rape eachother on stage. hello-drew-elizabeth:

They practically rape eachother on stage. hello-drew-elizabeth:

They practically rape eachother on stage. hello-drew-elizabeth:

They practically rape eachother on stage. hello-drew-elizabeth:

They practically rape eachother on stage. hello-drew-elizabeth:

They practically rape eachother on stage. hello-drew-elizabeth:

They practically rape eachother on stage. hello-drew-elizabeth:

They practically rape eachother on stage. hello-drew-elizabeth:

They practically rape eachother on stage. hello-drew-elizabeth:

They practically rape eachother on stage.

hello-drew-elizabeth:

They practically rape eachother on stage.

roses petals in our hands

and it’s just
the dawn

roses petals in our hands

and it’s just
the dawn

(via early-sunsets-overmonroeville)

just remember
you will always burn as bright

Ramona

Mi è stato chiesto di scrivere di ‘someone I used to know’ e che ora non conta più nulla. Ma mi ha reso orgogliosamente la ragazza decisamente più sicura e felice che sono ora.
E allora scrivo della mia ex migliore amica. dovevo scrivere questo post un sacco di tempo fa, ma va bene anche ora, non è mai troppo tardi.


“il rossetto da Minnie,
i capelli biondi poco sotto la spalla,
portava una 40.
guarda tutti con un’espressione:
chi cazzo sei te?”

una ragazza perfettina. odiosa. decido di non conoscerla.
mi chiede l’amicizia per un’amica in comune, accetto, così.
dopo un po’ scopro che mi aveva tolto dagli amici, e non ne capii il motivo. non ho mai capito il motivo. non l’ho mai davvero capita, in realtà, ma lo intuirai dopo.

l’anno successivo cambio sezione, causa un manipolo di stronzi che non accettavano persone ‘diverse’ al proprio gruppo decennale consolidato di teste di cazzo.
e poi la scuola inizia quel settembre della mia estate aurea, quella in cui avevo 15 anni ed ero perfettamente felice. Magrissima e pesantemente sottopeso, mi ero appena concessa al mondo.
ed era bellissimo, giuro. finalmente non avevo limiti estetici come occhiali, apparecchi e monocigli, né mentali: mi ero accettata, ero davvero uno schianto, tutti si innamoravano di me.
nel giro di due settimane di agosto raccolsi miriadi di non riconoscimenti. voglio dire che salutavo persone che ricambiano perplesse, chiedendo ‘scusa, ma chi sei?’
‘sono la martina xx’
e allora qui si avevano due reazioni:
1) ‘non ti riconoscevo, sei diventata bellissima’ , per i puri di cuore
2) ‘non ti riconoscevo, sei cambiata tanto/ sei cresciuta /sei ALTA’, per i meno puri ma decisi a dare un’opinione su tutto.

anyway, avevo il mio primo ragazzo, il mio primo bacio, tre gruppi di amici con cui girare, ero passata dall’essere la secchiona sfigatissima alla strafiga popolare, correvo e vincevo medaglie, figurate e non.
mi lascio con il ragazzo, in tutta questa ebetaggine avevo intuito che nonostante fosse 5 anni più adulto, di adulto non aveva una beneamata minchia.
Mi innamoro follemente di Giulio, che mi spezza il cuore sette volte. Capisco che in quel mondo fatato di sabati pomeriggio al centro commerciale a parlare di Colorado che nemmeno ho mai guardato mi sono rotta il cazzo, che è bello aprirsi al mondo ma non devo aprirmi a cani e porci. Che sono intelligente e per questo valgo qualcosa, ma non solo a scuola, non a scuola, ma fuori, soprattutto fuori, solo fuori.
Litigo con entrambi i due gruppi, me ne rimane solo uno più distaccato che vedo poco.

Sono completamente sola per la prima volta. O forse no, che lo ero sempre prima, sola dico, solo che ci avevo fatto l’abitudine. Invece ora pesa di più, perché nel giro di due settimane non avevo più nessuna compagnia.
Allora fingo tantissimo, e mi riesce pure bene, per quanto per come sia fatta io non ce la faccio. Ma fingo, e fingo, sono forte, dico che vado in feste e posti a cui mai sono andata, ma mi rompo il cazzo anche di quello.
Inizio ad accettare il nuovo stato delle cose.

Finisco di editare Evolutions, la definitiva rappresentazione del mi progressivo percorso a diventare una persona che abbia un’identità ben precisa, e sia mentalmente e sentimentalmente autonoma. (è un album di foto, c’è anche su face e se vuoi capirmi di più vallo a vedere)
dicevo, finisco di capirmi e la tipa col rossetto da minnie sta nella nuova classe, e me la mettono come vicina di banco. Iniziamo a parlare per caso, sai che dall’anno scorso è completamente cambiata, ora ha i capelli corti rossi tinti, veste alternativa, si trucca decentemente e non come se dovesse andare al Cocoricò ( MERDE! MERDE! MERDE!) . Mi affascina, ma mi sta anche sulle palle, perché è terribilmente ipocrita, e ancora perfettina. E non puoi fare la rockettara perfettina, e non puoi parlare di vestitini e poi di massimi sistemi di cui non sai nulla. perlomeno questa era la mia visione, ma non so quando possa essere stata obiettiva, in realtà.
la conosco sempre di più, io portavo le extension lunghissime ed ero sola, lei aveva i capelli corti rossicci, gli occhiali nerd e stava per mettersi con il suo futuro ragazzo.
mi ricordo un giorno di averla chiamata e così dal nulla di essermi messa a piangere commiserando la mia profonda solitudine, che poi è il tarlo della mia vita adolescenziale, e lei mi disse ‘dai passa da me’
45 km di treno dopo, 10 minuti di camminata, ero a casa sua. Un rifugio dagli sguardi di chi era passato dall’amarmi al trattarmi con la più pura indifferenza, ma voleva comunque tirarmi l’occhiata per vedere e godere che stessi male.
io e Ramona parliamo un sacco, perché le tengo testa, e lei la tiene a me, un giorno mi dice: ‘’spero che tu trovi le persone giuste di cui circondarti, te lo meriti’’. Era inizio luglio.
A ottobre, dopo innumerevoli bagni al mare, feste, sagre , condivisioni di blog, musica foto e vita insieme, mi disse che quel giorno di luglio aveva intuito che io sarei stata la persona giusta per lei, e viceversa. E che c’eravamo trovate. E mi ha fatto conoscere il suo gruppo d’amici, che sarà la mia nuova casa per due anni.

E io le ho dedicato ‘you found me’ dei the fray, ma lei non lo sa mica, nemmeno ora.

“lost and insecure, you found me, you found me

lying on the floor

surrounded, surrounded

why’d you have to wait? where were you? where were you?

just a little late, you found me, you found me”

E mi ha guarito. Io stavo diventando più precisa e pratica, interessata al buon mangiare e vestire, non mi buttavo più via come avevo fatto prendendo circa dieci chili per Giulio e compagnia, lei più hippie e successivamente punk, e ‘si lasciava andare’
Eravamo il bianco e il nero che cercano il grigio in comune, ma senza annullarsi. diventando semplicemente neri e bianchi sporcati, con yin e yang. e allora torna la scuola , e noi abbiamo ideali da vendere, riunioni pseudopolitiche a cui andare di nascosto dai nostri, febbri da prendere insieme, stare più in casa l’una dell’altra che in casa propria e lei era la mia compagna, poco importava se non scopassimo. Io porto in pratica le idee, mi scrivo a Intercultura, ho un progetto in mente. Lei dimostra vacuità, e discoraggia il mio progetto interculturale. Non me ne frega un cazzo. Arriva l’inverno, e la famosa amica in comune diventa molto amica di lei e io sono terribilmente gelosa. e fa ritornare la spocchiosa ipocrita Ramona di due anni prima, che poi è sempre stata così. E allora, senza un barlume di ragionevolezza, ma con fin troppo egoismo la supplico di ritornare come prima. Ovvio che lei a volte si sia comportata da stronza, ma almeno era sincera, a differenza mia che ho cercato di manipolarla facendo la vittima. Ad ogni modo lei ‘si sacrifica’ per me, e siamo di nuovo inseparabili. Ci amiamo e io le regalo tutta l’anima possibile. E anche lei. Come amiche, ma ci amiamo tantissimo. Lei si lascia con il ragazzo, io divento cotta di uno del gruppo, ci sosteniamo a vicenda ed è bello. Ma poi lei cambia dal giorno alla notte di nuovo, e questa volta non posso resisterlo, non posso cambiarla, stavo troppo male fisicamente, avevo troppi attacchi di panico che lei mi aveva trasmesso. E allora allento la presa, e il nostro rapporto pare rinascere, le notti di lucciole, feste e concerti, mano nella mano e nelle mani le rose.
Ma poi lei decide di prendere le forbici e recidere lo stelo di questa rosa blu rovinata che era la nostra amicizia.

qualche giorno prima che io partissi per la finlandia mi ignora completamente, mi esclude, mi fa dormire da sola mentre lei dormiva con un’altra del gruppo, ben sapendo che questa sarebbe stata la nostra ultima volta , e che ci saremmo riviste otto mesi dopo. Non le importa. Alle tre di notte viene al mio capezzale, io ero ancora sveglia e sottoshock. Mi da una lettera, si mette vicino a me, rimango fredda, poi prende la lettera, di cui ricordo le ultime più significative parole

“sono riuscita a eliminare anche l’ultimo legame che mi teneva più stretta a qualcuno, ora sono povera di amore”

E io decisi che ci poteva anche morire, povera d’amore. La mattina dopo vado via presto, senza salutare nessuno, piango per strada come una disperata, chiamo due amici a consolarmi perché tornare a casa sarebbe stato il suicidio.

E’ finita.

dopo qualche tempo mi scrive, dicendo che sono presuntuosa a pensare di conoscerla e capirla.

non le risponderò più, se non dopo tre mesi in modo sbrigativo e distratto, scendendo dal bus per Helsinki.


‘’ci siamo date l’anima a vicenda
ce la siamo rubata a vicenda”


Epilogo (positivissimo)

"due file sopra di te"

Dragogna. Divi. Michele.
I Ministri sono a pochi metri da me.

E allora prendo Elena e corro da loro, che ho bisogno di consegnare il mio cuore a chi mi ha regalato il proprio.
li saluto, e inizio di getto:

"Sapete, vi conosco da poco.
Una sera due amiche mi consigliò di sentirvi e iniziai con “Comunque”.
Ero da sola nel campo di atletica davanti a casa mia, erano le nove, tutti i miei coetanei erano a passeggiare da qualche parte, io invece ero da sola a passeggiare con me stessa, per capire, per capirmi.
Ho ascoltato “TANTO VALE PROVARCI COMUNQUE” per la prima volta e ho capito. Pian piano ho compreso che la mia difficoltà a creare ogni sorta di relazione era determinata dal gigantesco blocco emotivo che la rottura con la mia migliore amica, Ramona, un anno prima, aveva creato. Un po’ come il nervo del mio incisivo, che ha impiegato anni per morire definitivamente. Beh ho urlato.
Ho pianto.
Sono riuscita a piangere!
finalmente.
E poi, come nel mio sogno quindicenne ho iniziato a correre, senza meta, senza senso, piangendo, ridendo, urlando.
Mi sono buttata nella sabbia e mi sono sporcata tutta.
Ed è stato bellissimo”

Dragogna mi guarda emozionato e mi sorride.
Mi scrive:“Continua a correre”

E io sono felice.

Ministri, ascendete all’Olimpo delle persone che mi hanno salvato la vita.